Testimonianza Giuliano

Testimonianza Giuliano

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Cara Ania e carissimi amici Cuori Puri,
Dopo avervi conosciuti e abbracciati nel dicembre 2011, eccomi qui con la mia testimonianza di vita e castità nel nome di Gesù, con la mia condivisione che arricchisce me e, spero, possa arricchire anche voi che leggete con uno spunto di riflessione, una conferma o con la mia vicinanza alla vostra scelta. Spero di essere breve ed esaustivo.
Mi chiamo Giuliano e ho 28 anni. Sono stato educato da una famiglia cattolica, da una santa mamma e da un buono ma severo padre, nati entrambi da famiglie contadine negli anni duri della seconda guerra mondiale.
Sono cresciuto frequentando la parrocchia, nelle sue attività estive ed invernali, partecipavo come tutti al catechismo.
Mi rendo conto di aver sempre avuto una sensibilità particolare, fin da piccolo, che mi veniva riconosciuta dagli altri e che anche io vedevo in me. Trascorrevo lunghe ore a giocare all’aperto, nei boschi, con gli animali da cortile miei e dei miei vicini, mi commuovevo e mi commuovo tuttora per un bel canto, per un bel gesto. Ho sempre desiderato una fede vera, autentica, che mi facesse conoscere Gesù come persona, come amico, ho sempre sognato l’ amore di una donna sincero, pulito ed eterno.
Fin dall’adolescenza questa mia sensibilità mi ha sempre fatto soffrire molto. Le cose spesso non vanno, ovviamente, come noi vorremmo e basta un attimo, una disattenzione ed ecco che ci si perde, ci si allontana dal bene e dalla verità che è Gesù. Nel periodo delle scuole superiori frequentavo la parrocchia e contemporaneamente le discoteche e le birrerie. Le persone che conoscevo in quel periodo appartenevano a mondi diversi, con valori diversi.
Nella mia testa le lunghe riflessioni ed insegnamenti con il curato della mia parrocchia si scontravano con quello che il mondo di molti giovani allo sbando vuole da te: superficialità, sballo, aggressività, cinismo, e, passatemi il termine, stupidità.
In uno dei due mondi che frequentavo la felicità la si trova incontrando Gesù ed il Vangelo, nell’altro pare che la felicità si trovi svuotando la testa non pensando a niente.
Accadde che la via facile suscitò in me un fascino molto più attraente, cosi come le persone che l’avevano scelta. Percorrendola, avrei dovuto adeguarmi. Iniziai ad allontanarmi dalla Chiesa e dai suoi insegnamenti e a tuffarmi sempre di più nel mondo dello sballo, dei ragazzi e della ragazze facili, nel mondo dove chi segue la parola di Gesù è uno sfigato, un vecchio, un perdente.
Non accorgendomi di quanto quello fosse un mondo di poveri disperati inconsapevoli del proprio stato. La mia fede diventò un affare scomodo, gli insegnamenti del Vangelo che mi venivano dalla messa e dall’amico prete un freno, il mondo della parrocchia un mondo di sfigati.
Mi allontanai quasi del tutto, se non fosse per la svogliata presenza alla santa messa domenicale. Compiuti i 18 anni iniziò per me il periodo dell’università e mi innamorai perdutamente di una ragazza che abitava lontano, in un paesino nell’entroterra della costiera Amalfitana.
Data l’importanza, per me, di quella relazione cosi diversa e romantica, pensai di costruire quell’amore appena nato poco alla volta, proponendo alla mia ragazza di aspettare a fare l’amore, di crescere e maturare quell’aspetto assieme, senza sapere bene come. Non avevo infatti bene idea di come si potesse vivere serenamente una vita di castità e non avevo più nessuno con cui confrontarmi. Questa mia volontà non fu corrisposta, i suoi amici quando seppero che volevo rinunciare a quell’aspetto iniziarono a prendermi in giro, a trattarmi da scemo.
Non parlammo più di questo, una sera lo facemmo e basta. Mi ricordo ora, scrivendo, di come quella relazione si fosse colmata di un aspetto nuovo, esaltante, che era il sesso, e di come si fosse impoverita di un desiderio di conoscenza, di vicinanza, di dolcezza, di premurosità reciproca. Naturalmente queste ultime cose c’erano ancora all’interno della nostra relazione ma nulla era più come prima. Ora c’era questo aspetto carnale e passionale a regolare con nuove emozioni e nuovi pensieri il nostro amore. La relazione con il tempo deteriorò, fino al giorno in cui mi arrivò la telefonata in cui lei mi diceva ‘ ti ho tradito, al mare, non stiamo più assieme’. Mi crollò il mondo addosso. Da qualche mese sentivo che non era la ragazza giusta per me e che le cose dovevano andare in quel modo ma il fatto di aver investito tutto me stesso, il mio corpo, in quella relazione che terminò con quella secca telefonata, mi fece sentire perduto, vuoto, senza più nulla da mettere sul tavolo.
Per permettermi gli studi ed i numerosi viaggetti che mi piaceva fare qua e la iniziai a lavorare nel locali, ricominciai a tirare mattina, ad ubriacarmi, a fare il ragazzo facile con ragazze facili. Il mio cuore stava diventando piano piano sempre più di pietra, la mia morale sempre più trasparente, leggera, la mia sensibilità, che cosi tanto mi caratterizzava, sparita.
Dopo quasi un anno ebbi una seconda relazione ‘importante’, che duro per quasi 4 anni. Ci amavamo secondo i parametri di questo mondo, facevamo molte cose assieme, viaggi, sport, eravamo complici in tutto. Il sesso ebbe un impatto dominante fin da subito, la nostra relazione cominciò cosi, una notte a Padova sotto un acquazzone estivo. L’idea di una vita cattolica sopravviveva in me solo quando presenziavo svogliatamente alla liturgia domenicale.
Pareva che tutto andasse bene, mio fratello mi propose di fare un percorso promosso dall’azione cattolica per fidanzati della durata di due anni. Io acconsentii, pensai che sarebbe stato utile, in qualche modo, non sapendo bene come. Alla mia ragazza non passava per l’anticamera del cervello di sentir parlare di Gesù ma per farmi contento mi accompagnava ogni tanto a messa e mi assecondò quando le proposi il corso fidanzati.
Trascorremmo due anni, una volta al mese, in mezzo a coppie di giovani che avevano messo Gesù al centro della loro vita, che parlavano di famiglia, di valori, di amore vero, di castità.
Io e la mia ragazza guardavamo a loro con sufficienza, pensavamo di essere dei fighi noi e degli sfigati pazzi loro.
Detto fatto, fu cosi che noi ci lasciammo di li a poco dalla fine del corso fidanzati e gli altri sono ora felicemente sposati con dei bambini bellissimi. Negli sguardi che loro si rivolgevano c’era amore, negli sguardi che io e la mia ragazza ci rivolgevamo, a volte, perché altre volte non ci guardavamo nemmeno negli occhi, c’era disillusione, stanchezza, solitudine nonostante si fosse in due.
Quell’esperienza è stata utile, a distanza di anni, adesso, per rafforzare con la testimonianza di quelle persone la mia scelta di aderire ad uno stile di vita cristiano, conforme alle proposte della madre Chiesa, per il mio presente ed il mio futuro.
Ma andiamo avanti con questo piccolo racconto autobiografico. Finita anche la seconda storia ‘importante’ ero finito anche io. Trascorsi alcuni mesi all’estero, prima di completare gli studi, dove ci si fingeva super uomini e super donne, autonome, capaci, che si divertivano fino a notte fonda e consumavamo il corpo degli altri, diventato merce di scambio, a volte mascherando quel gesto con la parola amore. Mi sentivo oramai completamente vuoto, solo e disperato. Intuii, capii l’importanza della fortuna di incontrare e di saper vivere l’amore vero, l’importanza della famiglia, di un fratello e di una sorella, di un amico sincero. Capii che da solo non posso farcela in questo mondo e che non si poteva continuare a fingere.
Misi in discussione tutto. Reincontrai una vecchia amica che, profondamente cambiata negli anni, probabilmente per gli stessi motivi miei, mi regalò un messalino ed un libretto per la recita delle lodi. Iniziò, lei, a riparlarmi di Gesù dopo che, standomene all’estero, mi allontanai definitivamente dalla parola di Dio e dalla sua presenza, fatta esclusione di un piccolo momento in cui, smarriti i miei compagni, mi rifugiai in una grande chiesa nella città di Stoccolma.
Inizialmente mi ribellai alla Sacra Lettura, trovavo ridicolo tutto quello che c’era scritto in quelle pagine, le contestavo, cercavo di trovare il modo per dire che era tutta una messa in scena, ero cattivo e triste. Al mio ritorno in Italia questa mia amica insistette perché la accompagnassi con il canto mentre lei conduceva un momento di adorazione Eucaristica in chiesa per i giovani di un paese limitrofo al mio. Mi stavo riavvicinando a Gesù e a quella speranza che lui solo può dare. Di li a pochi mesi mi ritrovai di nuovo a dover vivere solo, in un paese sul lago di Garda, per lavoro. Subito cercai la chiesa, incontrai un sacerdote che insistette per presentarmi al Curato di quel posto. Ero ancora diffidente ma ormai Gesù aveva di nuovo fatto irruzione nella mia vita, come quando ero bambino in cerca di lui. Quel prete mi ascoltò, mi confessò, mi rassicurò. Il mio cuore, da pietra che era, ricominciò a sciogliersi, a prepararsi per il fatto che avvenne di li a poco. Mi preparai, infatti, a partire per un pellegrinaggio a Medjugorje. In quell’esperienza la mia durezza si sciolse del tutto, un forte calore mi accompagnò nel petto durante l’esperienza e per un paio di settimane successive, mi buttai alle spalle il passato, ricominciai serenamente un cammino di fede. Con questo atteggiamento diverso mi riapprocciai agli amici, alle ragazze, cercando prima di tutto il loro cuore. La vita stava riacquistando un senso, una dignità.
Rinunciavo alle ambizioni, alla vanità, per scegliere le cose autentiche, l’amore. La castità, nel momento in cui si coglie l’essenza dell’amore che Gesù ci propone, è una diretta conseguenza nel nostro atteggiamento, percui la stavo vivendo come stile di vita senza pensarci troppo.
Stavo rimettendo in piedi la mia vita su uno stile cristiano, da solo senza il supporto di una vita parrocchiale, anche se subivo numerosi attacchi o tentazioni per regredire. Per un periodo una donna bellissima, sposata, non mi mollava mai e mi lusingava di continuo, ed in un momento successivo invitai per una notte una ragazza sul mio letto e, quella stessa notte, mi parlò di satanismo e robaccia simile.
Capii che la strada era ancora lunga, che come molti vagabondi della fede una seconda esperienza a Medjugorje poteva solo farmi dell’altro bene. Fu cosi che nell’estate 2011 ascoltai la testimonianza di Ania e venni a conoscenza di Cuori Puri. Non decisi subito e da solo di aderire al movimento, in quanto già stavo vivendo e riscoprendo il valore della castità prematrimoniale e da presuntuoso la trovavo una cosa per me superflua. Con il consiglio di una amica pensai però che per rafforzarci nel nostro cammino di vita guidato da Gesù e dalla sua Chiesa, un movimento come Cuori Puri può essere di grande aiuto. Il fatto di non sentirsi soli a fare questa scelta ci aiuta nei momenti di difficoltà e di sconforto. Il fatto di avere un anellino al dito con la scritta Cuori Puri mi ricorda di pregare al mattino anche per questo aspetto fondamentale della nostra vita, per coglierne ogni giorno di più il significato profondo di amore e di rispetto.
E perché ci venga fatto il dono della castità dell’anima e del corpo.
Avere l’anellino non è sbandierare un valore per sentirci dei fighi e dei diversi che hanno la verità in mano, serve piuttosto a ricordarci di testimoniare questo valore con le parole, con i gesti, con gli occhi.
Per vivere la castità serve l’attrezzatura giusta, ovvero la preghiera quotidiana e l’aiuto di un padre spirituale, per vivere la castità prematrimoniale occorre il dominio di se, in quanto si può non essere casti con gli occhi e con il cuore. Per vivere la castità serve riconoscere la sacralità del corpo dell’altro e del gesto d’unione. Una cosa è dirle queste cose, una cosa è farle. Solo a pronunciarle queste cose vengono i brividi ma sono sicuro che ne vale la pena, ce lo dice Gesù!!!
Come disse un sacerdote l’altra mattina su Radio Maria: “Perché incoraggiare la castità? Se Gesù l’ha praticata è segno che è un modo per arrivare a Dio. Cosa chiedere a due ragazzi che si vogliono bene? Di accettare la sfida di Dio all’amore vero. La castità permette di trovare il proprio amore”.
Buon cammino e un abbraccio fraterno a tutti i cuori puri!

Giuliano

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