SANT’AGOSTINO – discorso 343 – IL NIDO DELLA MENTE

SANT’AGOSTINO – discorso 343 – IL NIDO DELLA MENTE

TRATTATO SU SUSANNA E GIUSEPPE.

Il nido della mente. Dio disfà le trame perverse contro Susanna.

1. Le divine letture e le sante parole di Dio che ora abbiamo ascoltato facciano nido nelle nostre menti: non volino via; non passino, non si soffermino [un istante] per poi andarsene, ma generino qualcosa. Perfino il passero si trova una casa e la tortora un nido dove riporre i suoi piccoli 1; quanto più quel passero che è il Verbo di Dio e quella tortora che è la misericordia di Dio! Abbiamo ascoltato la lettura che riguarda Susanna. Si edifichi dunque la castità coniugale: ci si fortifichi con fermezza, ci si protegga con un muro di difesa, tanto da poter respingere ogni insidia, da poter smascherare i falsi testimoni. Era rimasta in balìa della morte quella donna casta, se non l’avesse assistita Colui che vedeva ciò che sfuggiva ai giudici. Sono state scritte le sue parole, quelle che pronunciò nel paradiso, cioè nel suo giardino, parole che nessun uomo udì, se non quei due soli che insidiavano il pudore di una moglie altrui e meditavano d’imbastire una falsa testimonianza contro di lei che li respingeva. Essi soli avevano udito queste sue parole: Sono alle strette da ogni parte. Se farò questo è la morte per me; se rifiuto non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me non sfuggire alle vostre mani che peccare davanti a Dio 2. Rifiutava le proposte che aveva sentito farle, perché aveva timore di Colui che non vedeva e al cui divino sguardo essa era ben visibile. Non avveniva infatti che, come essa non vedeva Dio, così Dio non la vedesse. Dio vedeva quello che stava edificando: guardava la sua opera, abitava il suo tempio. Lui era lì; era lui che rispondeva agli insidiatori. Se il datore della castità l’avesse abbandonata, si sarebbe estinta anche la castità. Diceva essa dunque: Angustie per me da ogni parte. Ma essa aspettava Colui che l’avrebbe fatta salva, da una parte dalla pusillanimità e dall’altra dalla furia dei falsi testimoni, come da bufera di venti maligni. Tra questi venti e quella bufera la castità non fece naufragio, perché il Signore guidava la rotta. Si gridò. Venne gente. Si fece il processo e la causa arrivò al giudizio. La servitù di Susanna credette, contro la sua padrona, a quello che dicevano i vecchi impostori. Sembrava che fosse contro un religioso rispetto non credere ai vecchi, nonostante che la vita fino allora condotta da Susanna, illibata e pura com’era, sembrasse offrire una testimonianza valida di castità. Mai simili chiacchiere si erano fatte sul suo conto. C’erano però quei testimoni falsi, ma noti a Dio. Una cosa dunque credeva la sua casa, altra cosa Dio vedeva. Ma quello che Dio vedeva gli uomini non lo sapevano, e sembrava giusto credere ai vecchi. Dunque bisognava morire, ma, se fosse morta la carne, sarebbe stata trionfante la castità. Il Signore invece fu presente a chi lo pregava, e la esaudì perché la conosceva. Non abbandonò alla morte colei che egli aveva aiutato perché non si lasciasse sedurre. Suscitò il Signore lo Spirito Santo 3 di Daniele, di ancora giovane età ma di robusta pietà. Egli, poiché c’era in lui lo Spirito profetico, vide subito l’inganno dei vecchi infami. Ma bisognava fare in modo che fosse manifesto agli altri quello che egli aveva intuito. Sono – egli disse – dei testimoni falsi. Ritornate in giudizio 4. Ma che fossero falsi lo sapeva lui, a cui l’aveva rivelato lo Spirito profetico; bisognava mostrarlo a quelli che non lo sapevano. Dunque bisognava istruire i giudici e convincere senza alcun dubbio di falsità i testimoni. Per convincerli di colpa, per smascherare la falsità della testimonianza – cosa che già egli conosceva – comandò che fossero divisi l’uno dall’altro. Li interrogò separatamente. Essi potevano avere una comune concupiscenza, ma non riuscirono a imbastire insieme un unico piano. Fu chiesto ad uno dei due sotto quale albero avesse sorpreso gli adùlteri. Rispose: Sotto un lentisco 5. Fu interrogato anche l’altro. Rispose: Sotto un rovere 6. La discordanza delle testimonianze rivelò la verità, liberò la castità.
Il debito della morte. La coscienza pura non teme le false accuse.

2. La castità, come ho già detto, fratelli, sarebbe stata liberata e glorificata anche se la carne, che presto o tardi doveva morire, fosse morta in quel giudizio, allora. Tutti dobbiamo morire e nessuno, pur volendo sottrarsi alla morte, può fare qualcosa per evitarla. Ci si può adoperare per dilazionarla. E` un debito che abbiamo tutti. Tutti dobbiamo restituire quello che ci è stato tramandato da Adamo. Morire non vorremmo, ma dall’esattore di questo debito non ci viene dato condono; gli si può solo chiedere un rinvio. Susanna dunque, donna religiosa e moglie casta, avrebbe dovuto, comunque, a un certo momento morire. E se questo momento fosse venuto allora che danno avrebbe avuto la sua verecondia? La sua carne sarebbe stata sepolta e la castità restituita a Dio, glorificata da Dio. Credete infatti, o fratelli, che sia di grande importanza che falsi testimoni non prevalgano sull’innocente? Non costituisce un vantaggio il fatto che la falsa testimonianza non prevalga sull’innocente. Il vantaggio sarebbe stato che non fosse prevalsa contro il Signore. Lo stesso Signore nostro Gesù Cristo fu crocifisso per affermazioni di falsi testimoni. Ma anche questi falsi testimoni prevalsero per una breve ora. Che danno fecero a chi doveva risorgere? Il nostro Signore Dio, pertanto, con il suo esempio, nella sua carne, nella sua debolezza, nella forma del servo, che assunse per liberare il servo, per cercare il fuggitivo, per riscattare il prigioniero, per sciogliere le catene a chi è impedito, per rendere fratello il servo, venuto in forma di servo per tutte queste cose, insegnò con l’esempio a chi è servo a non temere i falsi testimoni; a non temerli anche quando sono creduti. Possono procurare una cattiva fama, ma non possono uccidere la coscienza. Tre uomini furono liberati dalla fornace del fuoco ardente. Era presente il loro Dio: camminarono tra fiamme rese innocue, che ardevano intorno, ma non li bruciavano e, mentre camminavano dentro quel fuoco, lodavano Dio e ne uscirono illesi così com’erano entrati 7. Era presente il loro Dio. Ma allora coi Maccabei 8 non c’era Dio? Quelli si salvarono, questi bruciarono; ambedue messi alla prova, ma questi consumati nella carne, quelli illesi nella carne: gli uni e gli altri tuttavia coronati di vittoria. Avvenne che evadessero dalle fiamme tre uomini perché fosse dato a Nabucodonosor di crederets nel loro Dio. In realtà Colui che li liberò in maniera manifesta poteva anche coronarli di gloria senza alcuna manifestazione visibile, ma se li avesse glorificati senza manifestazione esteriore non avrebbe liberato dall’errore il re che aveva incrudelito contro di loro. La salvezza dei loro corpi diventò salvezza dell’anima di lui. Essi lodando Dio sfuggirono a fuochi presenti nel tempo; egli credendo in Dio sfuggì alla Geenna eterna. E fu dato più a lui che a loro. Antioco invece non era degno di avere tali doni. Egli, dal quale i Maccabei erano martoriati, quando essi furono consunti dai supplizi e dalla fiamma, esultò. Ma chi si esalta sarà umiliato 9.
Maria liberata dal falso sospetto.

3. Colui che liberò Susanna donna casta e moglie fedele dalla falsa testimonianza dei vecchi 10, liberò anche Maria dal falso sospetto di suo marito. Fu trovata incinta quella Vergine a cui nessun uomo si era accostato 11. Il ventre si era fatto gonfio per il nascituro, ma era rimasta l’integrità verginale. Essa aveva concepito con la fede il seminatore della fede, aveva assunto nel suo corpo il Signore, il quale non aveva permesso che questo corpo fosse violato. Tuttavia al marito, in quanto era uomo, venne in sospetto. Pensava che provenisse da altri ciò che ben sapeva non essere di provenienza sua e sospettava da qualche parte un adulterio. Ma è smentito dall’Angelo. Perché fu degno di essere corretto dall’Angelo? Perché non c’era in Giuseppe sospetto malevolo, nel senso in cui l’Apostolo dice che nascono tra i fratelli sospetti malevoli 12. Malevoli sono i sospetti di coloro che calunniano, benevoli i sospetti di coloro che governano. E` lecito che si sospetti del male nel proprio figlio, ma non è lecito calunniarlo. Tu puoi sospettarlo cattivo, ma desideri trovarlo buono. Chi sospetta con benevolenza desidera essere smentito. E allora ben si rallegra quando risulti falso quel che aveva sospettato. Così era Giuseppe riguardo alla sua sposa a cui non si era ancora fisicamente unito, ma unito già nella fede. Venne dunque anche per la Vergine un falso sospetto. Ma come fu presente lo Spirito, a favore di Susanna, in Daniele, così, a favore di Maria, fu inviato a Giuseppe l’Angelo: Non temere di prendere Maria come tua sposa, perché Colui che in lei è stato concepito, lo è ad opera dello Spirito Santo 13. Fu levato il sospetto perché si manifestò la redenzione.
Castità verginale e castità coniugale. Il peso leggero.

4. Godevano or ora le spose per il fatto di Susanna. Godano le vergini per Maria. Le une e le altre mantengano la castità: quelle la coniugale, queste la verginale. L’una e l’altra castità ha merito presso Dio e, se quella verginale è superiore, la coniugale minore, tuttavia l’una e l’altra è gradita a Dio, perché è dono di Dio. Tutte giungono alla vita eterna, ma non tutte si sono acquistate lo stesso onore, la stessa dignità, lo stesso merito. La vita eterna e il regno di Dio sono in certo senso come quello che chiamiamo cielo, per analogia. Nel cielo ci sono tutte le stelle, così nel regno di Dio ci saranno tutti i buoni fedeli. La vita eterna è ugualmente eterna per tutti; lì non ci sarà uno che vive di più e uno che vive di meno, dal momento che tutti vivremo senza fine. E` come quell’unico denaro che gli operai riceveranno in ricompensa, sia quelli che lavorarono dal mattino nella vigna, sia quelli che vennero all’undicesima ora 14. Quel denaro rappresenta la vita eterna, che è uguale per tutti. Ma osservate il cielo e ricordate l’Apostolo: Altri sono i corpi celesti, altri quelli terrestri. Altro è lo splendore del sole, altro quello della luna e delle stelle. E ogni stella differisce in splendore dall’altra; così sarà pure la risurrezione dei morti 15. Dunque ciascuno, fratelli miei, si impegni nella lotta in questo tempo secondo il dono che ha ricevuto, per godere nel futuro. Sei sposato? La tua vita è inferiore; si può sperare in un premio inferiore ma non per questo si deve disperare del regno eterno. Devi stare però ai precetti per i coniugati. Forse che per il fatto che hai moglie non devi riconoscerti pellegrino nel mondo 16? Non devi pensare che morirai, che uscirai dal letto del piacere? E bada dove dirigi il tuo cammino, se al tormento della sventura o al premio dell’eternità. Rifletti dunque; non disperdere quello che hai ricevuto, porta il tuo bagaglio perché è leggero se lo ami, pesante se lo hai in odio. Il Signore non parlava invano e non certamente ai soli votati alla continenza quando diceva: Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me che sono mite e umile di cuore e troverete pace per le vostre anime. Non parla alla vostra carne: parla alle vostre anime. Il mio giogo è soave e il mio carico leggero 17; leggero per chi ama, pesante per chi è in posizione di rifiuto. Hai sul tuo collo il giogo del Signore? Esso è leggero se bene lo sopporti, duro se sei riluttante. Si affacciano tentazioni nella vita coniugale. Forse che Susanna non fu tentata nella castità pur essendo sposata? Quelle che sono unite agli uomini non sarebbero mai tentate da questo lato? Ecco Susanna: era moglie di altri. Aveva marito. Tuttavia fu tentata. Esitò nella tempesta della prova. Sono alle strette – diceva – da ogni parte 18. Ebbe timore di morire da parte dei falsi testimoni, ma ebbe timore di morire del tutto da parte di Dio, il vero giudice. Da parte dei falsi testimoni sarebbe morta nel tempo, da parte di Dio giudice sarebbe morta in eterno. Meditò e poi scelse. Prima ebbe timore e soppesò la cosa. Soppesò e scelse. Scelse e vinse. Insegnò alle donne sposate ad essere fedeli a Dio; insegnò a resistere al tentatore, a lottare, a faticare, a implorare aiuto.
Susanna esempio dalle donne.

5. Se la Scrittura dà tanto spazio alla donna sottoposta a prova, ha forse tralasciato i problemi dell’uomo? Ha permesso che mancasse loro un modello di riferimento? In quanto a Susanna l’abbiamo vista tentata da uomini che desideravano la sua corruzione; l’abbiamo vista in lotta. Quella lettura era come il teatro del nostro cuore: noi ci aspettavamo, seguendo con aspettativa quell’atleta di Dio, la vittoria dello spirito di castità; vedevamo gli assalti dell’avversario. Ora dunque insieme con la vincitrice trionfiamo sul vinto. Le mogli timorate hanno di che edificarsi, hanno il modello di riferimento. Ma custodiscano per Dio, non per l’uomo quella purezza che mantengono: allora infatti la mantengono veramente se la ritengono come un debito a Dio. Allora la serbano, se sentono di doverla a lui che vede la loro fedeltà come neanche il marito la vede. Il marito infatti è spesso assente, mentre Dio è sempre presente, e il marito, talvolta, poiché è uomo, sospetta anche il falso. La moglie preghi per il marito che sospetta il falso; preghi perché si salvi, non perché si danni. Il falso sospetto del marito non chiude gli occhi a Dio. In quanto a lei la sua coscienza è pura di fronte a Colui che l’ha creata ed egli fa libera per l’eternità colei che è stata oppressa nel tempo presente. Ma preghi per il marito e si adoperi anche per avere, oltre alla vita buona, anche la fama illesa. La stessa castità rende libera colei che conduce vita buona, per cui non è dannata. La buona fama libera gli altri, perché non scivolino nel male in seguito a falsi sospetti, non cadano in peccato nel giudicare ciò che non vedono, così come quei giudici errarono e il santo Daniele, anzi Dio per mezzo di Daniele, liberò più quei giudici che Susanna dalla morte interiore. Liberò anche lei, perché non fosse condannata nella vita temporale; ma liberò loro perché, giudicando male e condannando un’innocente, non cadessero nell’eterno supplizio per la condanna di quel giudice che nessuno può corrompere, dal quale nessuno si può nascondere.
Giuseppe esempio dagli uomini.

6. Dicevo dunque agli uomini che anche loro non sono lasciati senza modello di riferimento. Voi, uomini casti, uomini che avete il timor di Dio, uomini a cui bastano le proprie mogli, che non cominciate a violare voi quel vincolo che non ammettete sia violato nei vostri riguardi, che mantenete la fedeltà così come esigete che la si mantenga a voi, anche voi tenete presente, mentre io ve ne parlo, quello che osservavano le vostre mogli, mentre il lettore recitava il brano della lettura. La lettura divina non lascia neanche voi privi di esempio. Esse ascoltavano la storia di Susanna e nella sua vittoria si riconoscevano con gioia. Voi fate attenzione a Giuseppe, ma non quel Giuseppe a cui fu sposata la vergine Maria che diede alla luce Cristo. Egli fu solo tentato da un sospetto e subito corretto dall’Angelo. La sacra Scrittura presenta la testimonianza di un altro Giuseppe; quello che fu tentato da una donna impudica. Amò lui che era bello una donna non casta, di animo perverso, in cui non vi erano occhi per vedere la bellezza spirituale e invisibile. Essa amava quell’uomo bello e non lo voleva casto. Amò fuori del matrimonio, amò il servo di suo marito. Ma lo amò in quanto era fedele al suo padrone? Credi che lo amasse più di se stessa? Ritengo che non amasse neppure lui. Se infatti lo amava perché lo voleva perdere? Ecco, ho dimostrato che non amava. Ardeva del veleno della libidine, non risplendeva della fiamma della carità. Ma egli sapeva vedere ciò che essa non sapeva vedere. Egli era più bello dentro che fuori: più bello nella luce del cuore che nella esteriorità della carne. Dove gli occhi di quella donna non penetravano, qui egli godeva della sua bellezza. Vedendo dunque egli l’interiore bellezza della castità, come avrebbe permesso che essa venisse macchiata, violata dalla tentazione di quella donna? Essa amava. Anch’egli amava. Ma era di più gran valore quello che amava lui che non quello che amava lei, perché egli vedeva ciò che essa non vedeva.
Gli stessi corrotti amano la castità.

7. Se tu vuoi vedere in qualche modo la bellezza spirituale della castità, se hai occhi atti a vederla, ti propongo una riflessione come esempio: tu la ami in tua moglie. Non odiare dunque in un altra quello che ami nella tua. Che cosa ami nella tua? la castità. Tu hai in odio in un’altra quello che ami nella tua donna. Lo odi nell’altra quando vuoi appunto che essa perda la sua castità andando tu a letto con lei. Quello che ami nella tua, proprio questo vuoi estinguere in un’altra? Quello che ami nella tua donna vuoi che perisca in un’altra? Come potrai avere giudizio di pietà tu, omicida della castità? Salva dunque nell’altra quello che desideri sia mantenuto nella tua. Anzi, cerca di amare la castità in se stessa. Ma forse tu ti ritieni più amante della carne che della castità di tua moglie. Sordido pensiero, ma non ti lascio andare senza esempio. Io ritengo infatti che tu ami più la castità che la carne in tua moglie. Ma per renderti assolutamente convinto che ami la castità, rifletti che tu la ami in tua figlia. Quale è mai quell’uomo che non vorrebbe caste le sue figlie? Che non si compiaccia insieme ad esse della loro castità? Forse anche qui ami la carne? O concupisci forse il bel corpo, se invece inorridisci al pensiero che non sia casto? Ecco, ti ho dato la prova che tu ami la castità. Se dunque ti ho dimostrato che sei amante della castità, perché ti fai torto al punto da non amarla in te? Ecco, ora hai la conclusione: ama in te quello che ami in tua figlia; amalo anche nella moglie altrui, perché anche tua figlia sarà una moglie altrui. Ama dunque anche in te la castità. Se tu ami una moglie altrui, tu non puoi possederla all’istante. Se invece ami la castità, la puoi avere subito. Ama dunque la castità, per avere eterna felicità.
Lusinghe da sventare.

8. Ma forse sei messo in tentazione dall’amore che ha per te una donna impudica: ti sorprenderà quando sei solo, cercherà di strapparti un amplesso. Se rifiuterai minaccerà, accusandoti di infamie, di portarti ad un processo. Questo fecero i vecchi, falsificando le cose, con Susanna; questo fece al santo Giuseppe la moglie del suo signore. Ma voi fate attenzione a quello a cui fecero attenzione Susanna e Giuseppe. Se manca un testimone umano, non manca il testimonio Dio. Di questo testimonio Giuseppe non volle offendere la vista: del Signore suo, lì presente. Non volle consentire all’illecita unione con una donna impudica. Rifiutò la concupiscenza altrui, abbracciò la sua castità. [Quella donna] fece tuttavia ciò che aveva minacciato: mentì al marito; venne creduta dal marito. Dio fu paziente ancora. E Giuseppe, tradotto in carcere, fu tenuto in custodia come reo, per quanto da lui Dio non fosse stato offeso; ma Dio non gli mancò, neppure lì perché egli non era reo. Fu vicino il Signore a Giuseppe nella sua tribolazione e poiché non lo soccorse subito, lo destinò a premi maggiori 19. Giustamente gratificò colui che aveva messo alla prova col supplizio. Doveva il santo Giuseppe sopportare in persona qualcosa di duro, di amaro, per la stessa castità. Poniamo il caso che egli avesse amato quella donna impudica: per lei sarebbe stato disposto a sopportare anche dure avversità. Essa poi non avrebbe avuto prova del suo amore verso di lei se non lo avesse visto capace di affrontare per lei molestie e dure avversità per dare ricambio al suo amore: che poi non era amore ma perversa brama. A sua volta arderebbe di amore per lui vedendolo acceso di tanto amore da non sottrarsi a tollerare qualunque supplizio. Se a questo si arriva per una donna impudica, quanto più per la castità stessa! Giustamente talvolta Dio dilaziona il suo aiuto; mette alla prova l’uomo per esercitarlo, affinché l’uomo sia manifesto a se stesso. In quanto a Dio nulla gli sfugge.
Il tesoro celeste.

9. Vorrei esortare la vostra carità, fratelli, a preferire soprattutto lo splendore e la bellezza della sapienza, la dolcezza e la soavità della sapienza, l’onore della castità, la bellezza della castità alle concupiscenze carnali, ai piaceri mondani, alla vana ed effimera pompa, alla nebbia di questa vita presente. Questi beni della sapienza sono nascosti nel tesoro celeste. Sono gemme pure, preziose davanti agli occhi di Dio: hanno grande splendore. Se avete occhi per vederle, le vedete. Preferite queste ai diversi e illeciti piaceri. E se si avvicina la tentazione, tale da dover sopportare sacrifici, ebbene, fratelli, chi non affronta sacrifici per i suoi tesori? Chi non soffre qualcosa per il suo podere, per una pietra di confine del suo podere? Se dovete soffrire per queste cose che non avete in vostro potere, che non potete tenere tutto il tempo che vorreste e neppure potete sempre dare a chi vorreste, ma spesso si perdono durante la vita e spesso dopo morte sono godute in possesso da persone che odiamo; se per questi beni (se tuttavia possono dirsi beni cose che non rendono buoni), gli uomini sopportano di buon grado tante molestie, perché sono pigri di fronte alla fede? Perché esitanti di fronte al tesoro celeste? Per quelle ricchezze che nessun naufragio può portarci via? Il giusto infatti è come un naufrago, che scampa, nudo sì, ma ricco.
Ricchezza di Giobbe sullo sterco. Dio aiuta.

10. Di queste ricchezze era colmo il santo Giobbe. Di tutte le cose di cui poco prima era ricco nulla era rimasto nella sua casa: in un sol colpo tutto era perito. Improvvisamente fatto mendicante sul letamaio, brulicante di vermi dalla testa ai piedi. Che cosa c’è di più miserabile di questa miseria? Ma che cosa c’è di più felice dell’interiore felicità? Aveva perso tutto ciò che Dio gli aveva dato, ma aveva lo stesso Dio che gli aveva dato tutto. Nudo – disse – sono uscito dal ventre della madre mia, nudo ritornerò alla terra. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Avvenne come al Signore piacque: sia benedetto il nome del Signore 20. Si può dire che sia povero? Che non abbia nulla? Se non gli era rimasto niente, da qual tesoro venivano fuori le gemme di queste lodi a Dio? Poi il tentatore si avvicinò anche alla sua carne. Toltigli tutti i familiari, gli lasciò solo la moglie tentatrice: lasciò scampo ad Eva. Ma egli non fu Adamo. In quella circostanza come si comportò? Come rispose alla moglie che gli suggeriva bestemmie?Hai parlato – le disse – come una delle donne stolte. Se riceviamo i beni dalle mani del Signore perché non accettiamo i mali? 21. O uomo nella putredine ed integro! Orrendo e bello! Ferito e sano! Giacente sul letamaio e regnante nel cielo! Se amiamo, imitiamolo! Per imitarlo fatichiamo pure e, se nella fatica veniamo meno, imploriamo aiuto! Chi ha indetto la prova aiuta il combattente. Perché Dio non ti guarda nella lotta come il popolo guarda l’auriga in gara: il popolo può gridare, fare il tifo, ma non può aiutare. Dio invece non ti guarda mentre lotti come il tifoso guarda l’atleta e prepara per lui una corona di foglie, ma non sa amministrargli forze mentre lotta, e neanche lo può: è un uomo infatti, non Dio. E forse, mentre è spettatore fa più fatica lui stando seduto che l’altro a lottare. Dio invece quando guarda i suoi lottatori li aiuta, se invocato da loro. Di un suo atleta sono queste le parole in un Salmo: Se dicevo: il mio piede vacilla, ecco la tua misericordia mi aiutava 22. Non siamo dunque pigri, fratelli miei, chiediamo, cerchiamo, bussiamo. Chiunque infatti chiede, riceve; chi cerca troverà e a chi bussa sarà aperto 23.

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