SANT’AGOSTINO – discorso 154A – PASSO DELL’APOSTOLO

SANT’AGOSTINO – discorso 154A – PASSO DELL’APOSTOLO

TRATTATO DI S. AGOSTINO SUL PASSO DELL’APOSTOLO (ROM 7, 15):
” INFATTI NON QUELLO CHE VOGLIO, IO FACCIO,
MA CIÒ CHE DETESTO, QUESTO FACCIO ”

Che si svolge nell’uomo.

1. Mentre si leggeva l’apostolo Paolo, abbiamo ascoltato che cosa si agiti nell’uomo; e ciascuno esaminandosi trova che l’Apostolo ha detto il vero. Ha detto infatti che non fa quello che vuole, ma ciò che detesta, questo fa. E ha detto: Se questo faccio, quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona 1; infatti anche la legge non vuole quello che io non voglio; ciò che la legge mi proibisce di fare, io non voglio farlo; ma ciò che non voglio, questo… c’è in me un’altra cosa che si oppone alla mia volontà. E ha detto: Mi compiaccio infatti della legge di Dio secondo l’uomo interiore; ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente, e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Ecco che cosa si agita nell’uomo. Ma notate che cosa ha detto in seguito: Sono un infelice, chi mi libererà dal corpo di questa morte? La grazia di Dio per mezzo di Gesù Cristo Signore nostro 2.
Nell’uomo c’è una rissa.

2. Ciascun uomo, quindi, faccia attenzione a se stesso; infatti nella sua lettera Paolo ha posto uno specchio, dove si possa guardare ogni uomo. Di ciò che comanda la legge si compiace la nostra mente; ma ciò che proibisce la legge, dà diletto alla nostra carne; e sono in contrasto la nostra mente e la nostra carne. La mente lotta a favore della legge, la carne contro la legge; e ciascun uomo si porta dentro la lotta che si svolge in lui. In ciascun uomo avviene una rissa: la lingua tace, ma all’interno c’è un subbuglio. Vi pongo un esempio affinché ve ne rendiate conto più agevolmente. Un uomo nota una donna altrui e la desidera. Considera la legge che impone: Non commettere adulterio; e che dice nell’intimo la mente dell’uomo? La legge ha detto bene, la legge ha detto una cosa importante, ama la castità, mentre la carne si diletta del peccato. Sorge nell’uomo una guerra. Le due vincano quella che è sola; le due, la legge e la mente, vincano la carne che reagisce. Ma considerate che cosa ha detto proprio la mente: Vedo nelle mie membra un’altra legge che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Così la mente è vinta dalla carne. Invochi l’aiuto del Salvatore e scampi al laccio dell’ingannatore. Rilevate infatti quello che ha detto l’Apostolo. Quale era l’Apostolo, che grande e forte atleta di Dio! Tuttavia sarebbe stato fatto schiavo, se non l’avesse soccorso il Crocifisso. Pertanto, trovandosi in pericolo, che disse? Sono uno sventurato, chi mi libererà dal corpo di questa morte, così che io non commetta il peccato che soddisfa la mia carne?La grazia di Dio per mezzo di Gesù Cristo Signore nostro 3.
Cristo ti vede combattere, ti può aiutare nel pericolo.

3. Di conseguenza, il Cristo ti osserva mentre combatti. Il teatro è la tua coscienza dove lottano la mente e la carne. La mente aderisce alla legge, la carne si oppone alla legge; e quella vuol tenere a freno la carne. Grande la lotta: ma colui che ti vede combattente, può aiutarti se ti trovi in pericolo. Infatti se ti battessi con un altro uomo al pancrazio, egli ferirebbe te e tu feriresti lui, ed un arbitro vi osserverebbe per indicare tra voi due il vincitore. Chiunque vincesse riceverebbe il premio. Chi di voi avrà vinto, riceverà questo, ecco che ti direbbe l’arbitro, pronto a premiare il vincitore; potrebbe forse sostenere uno in difficoltà? Al presente, invece, chi ti guarda è Cristo; grida a lui quando sei oppresso dallo sforzo, affinché tu possa vincere, perché anche la tua carne, per il suo male, lotta per vincere. Infatti se vi trovaste a lottare fra due uomini e faceste il pancrazio, chiunque di voi vincesse, sarebbe premiato. Ora, in questa lotta, se a vincere sarà la mente, renderà libera l’anima e la carne; se la carne avrà vinto, entrambe saranno mandate all’inferno. Ne segue che la carne lotta per il suo male, e per il suo male vuole vincere. Si procuri alla carne di non vincere, ad evitarle che sia punita nel fuoco eterno.
Vinceremo se non avremo assecondato i desideri della carne.

4. Pertanto è in consonanza anche il Salmo che abbiamo cantato, come abbiamo detto: Dal profondo a te ho gridato, Signore; Signore ascolta la mia voce 4. Ecco il profondo dove la carne è in opposizione alla mente. Infatti, se avrà vincerà è sollevata la mente, entrambe saranno sollevate in alto da quella; di là si solleva anche la carne vinta, perché è stata vinta per il suo bene. Come in famiglia, quando una cattiva moglie si ribella al marito buono, ha la meglio per il suo male, ed è vinta per il suo bene. Se infatti avrà il sopravvento la moglie cattiva, quando l’uomo con tanto di barba è soggetto ad una donna maligna, la casa è sottosopra. Se, invece, la cattiva moglie sarà indotta a cedere, comincia ad essere soggetta al marito buono; la donna diventa a sua volta buona, perché obbedisce al marito buono. Così è dunque della nostra carne, come di una donna cattiva domata, perché resa subordinata per il suo bene. Perché colui, che può rendere concordi e premiare la mente e la carne, sia invocato in aiuto, perciò da questo profondo gridiamo al Signore nostro, come abbiamo detto nel Salmo. Evidentemente, se la vittoria sarà nostra, e non asseconderemo i desideri perversi della nostra carne, in seguito la carne risorgerà, e non vi trovi desideri perversi, contro i quali lottare. E’ certo che ora trovi desideri perversi, contro i quali devi combattere; ma ti si dice: Vinci e sarai coronato. E in che consiste ora per te il vincere? Nel non assecondare desideri perversi. Infatti puoi forse non avere quei desideri perversi? Ma vincere ora è consentire. Quando, invece, nel giorno della risurrezione, non riprenderemo la carne, la medesima carne si trasfigurerà, diverrà immortale; e non troverai più un desiderio con il quale tu debba lottare ora e nel quale tu sia coronato. E allora, quando ti troverai in alto con la tua carne, gridi forse dal profondo, dove contendevi con la tua carne?
La Cananea, gridando con fede, ottenne ciò che implorò.

5. Anche quella donna che gridava dietro al Signore, una Cananea, come gridava! La figlia di lei era in potere di un demonio: era posseduta da un demonio perché la carne non è soggetta alla mente. Se quella tanto gridava per il bene di sua figlia, quanto dobbiamo gridare noi per il bene della carne e dell’anima nostra? Notate infatti che ottenne invocando ad alta voce. Veramente un primo momento venne trascurata: era infatti una Cananea, di razza empia, che aveva il culto degli idoli. Il Signore Gesù Cristo, invece, si trovava in Giudea, luogo di origine dei Patriarchi, luogo di origine della vergine Maria, che generò Cristo; e appunto questa sola stirpe adorava il vero Dio, non aveva il culto degli idoli. Pertanto, poiché si rivolgeva a lui non so chi donna cananea, non la volle ascoltare. Per questo non le badava, perché sapeva che cosa riservava: non per rifiutare un beneficio, ma perché la donna stessa, perseverando, lo impetrasse. I suoi discepoli gli dissero: Signore, licenziala ormai, accontentala; vedi che grida dietro di noi, e ci dà fastidio. Ma egli rispose ai suoi discepoli: Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa d’Israele 5. Sono stato inviato al popolo dei Giudei per ricercare le pecore che si erano smarrite. Si trovavano altre pecore in mezzo agli altri popoli, ma Cristo non era venuto per loro, poiché non credettero in Cristo quando era presente, ma credettero al Vangelo di Cristo. Per questo disse: Non sono stato inviato che alle pecore; perciò elesse personalmente gli Apostoli. Ed era tra queste pecore Natanaele, di cui ebbe a dire: Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità 6. Di queste pecore faceva parte tutta quella moltitudine che recava rami precedendo l’asino su cui era il Signore, e diceva: Benedetto colui che viene nel nome del Signore 7. Quelle pecore della casa d’Israele si erano perdute e avevano riconosciuto il pastore presente, e avevano creduto in Cristo. Perciò quella era nell’incertezza, poiché veniva rinviata al momento delle altre pecore. Avendo udito la risposta data dal Signore ai suoi discepoli, insisté a gridare, senza smettere. E il Signore a lei: Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cani. La considerò un cane: perché? Perché apparteneva al popolo dei Gentili, che veneravano gli idoli; i cani, infatti, leccano le pietre. Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cani. Ma quella non disse: Signore, non considerarmi un cane, perché non sono un cane; ma disse piuttosto: Dici il vero, Signore, sono cane; là dove colse l’ingiuria, là meritò il beneficio; dove infatti l’indegnità fu messa in imbarazzo, là fu premiata l’umiltà. E’ vero, Signore, sono un cane. Dove conobbe l’ingiuria, là meritò il beneficio; dove la condizione sfavorevole subì l’incertezza, là fu premiata l’umiltà. E così, Signore, dici il vero; ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. E allora il Signore: O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come desideri 8. Appena prima cane, ora donna, facendo da cane, riscattata. Desiderava le briciole che cadevano dalla mensa: si trovò immediatamente seduta a tavola. Poiché quando le disse: Grande è la tua fede, la considerò nel numero di quelli, il cui pane non voleva gettare ai cani.
Con la preghiera perseveriamo.

6. Che altro ci fanno capire tutte queste cose se non la necessità di perseverare nella preghiera, portati dal sospiro del desiderio – quando è un bene ciò che domandiamo a Dio -, finché non riceviamo? In realtà, però, Dio rinvia chi supplica per educare quanti sospinge il desiderio. Ma dobbiamo chiedere in continui gemiti la vita eterna, ora la vita buona, poi la vita eterna; perché devi chiedere a Dio anche la vita buona, così che sostenga la tua volontà. Se ti mancherà il suo aiuto, rimani sopraffatto; ti avvierai ad essere condotto schiavo, a meno che non ti sovvenga ciò che è stato detto: Sono uno sventurato, chi mi libererà dal corpo di questa morte? La grazia di Dio per mezzo di Gesù Cristo Signore nostro 9. Perciò, certi di essere esauditi, chiediamo queste due cose: in questo mondo la vita buona, nell’altro mondo la vita eterna. Quanto alle altre cose non sappiamo se ci siano utili. Un uomo chiede a Dio la grazia di prendere moglie: come fa a sapere se la prende per il suo bene? Un altro chiede la riuscita nel procurarsi ricchezze: come fa a sapere se, mentre da povero dormiva tranquillo, da ricco, debba avere nel sonno l’incubo dei ladri? Di conseguenza egli non sa che cosa gli sia utile fra tutte le cose che possiede questo mondo. Chiede con sicurezza, invece, la vita buona e la vita eterna; quaggiù per meritare Dio, lassù per essere premiato da Dio. Qual è allora la vita buona? L’amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, e amare il fratello come te stesso. Amiamo dunque il nostro Dio, amiamoci nell’unità di lui; abbiamo in lui la pace e tra noi la carità, affinché, quando egli sarà venuto, Cristo, il Signore nostro… possiamo dire: Signore, con il tuo aiuto abbiamo fatto ciò che ci hai comandato; fa’ che per tua misericordia possiamo ricevere ciò che hai promesso.

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