SANT’AGOSTINO – discorso 128 – LA CARNE INFATTI HA I SUOI DESIDERI

SANT’AGOSTINO – discorso 128 – LA CARNE INFATTI HA I SUOI DESIDERI

DALLE PAROLE DEL VANGELO DI GIOVANNI (5, 31-35):
” SE FOSSI IO A RENDERE TESTIMONIANZA A ME STESSO ”
E DALLE PAROLE DELL’APOSTOLO (GAL 5, 14-17):
” CAMMINATE SECONDO LO SPIRITO E NON SARETE PORTATI A SODDISFARE
I DESIDERI DELLA CARNE. LA CARNE INFATTI HA I SUOI DESIDERI. ”

Quanto sia vera la testimonianza di Cristo anche riguardo a se stesso.

1. 1. Abbiamo ascoltato le parole del santo Vangelo e in qualcuno può suscitare reazione ciò che afferma il Signore Gesù: Se fossi io a rendere testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera 1. Come non è vera dunque la testimonianza della verità? Non è egli colui che ha detto: Io sono la via, la verità e la vita 2? Se non è da credere alla verità, allora a chi si deve credere? Evidentemente chi non sceglie di credere alla verità, non vuole infatti credere che alla falsità. Certo ciò fu detto secondo il loro stesso pensiero, affinché come tale tu possa ritenerlo e ti sia possibile rilevare una tale opinione da queste parole: Se fossi io a rendere testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera, cioè, come pensate voi. Egli sapeva infatti che la testimonianza che dava di sé era di verità: a motivo però dei deboli, a causa degli increduli, tenendo conto di quanti non erano in grado di comprendere, il sole faceva ricorso alle lampade. Senza dubbio la cisposità rendeva loro intollerabile la luce abbagliante del sole.
Perché proposta la testimonianza di Giovanni.

1. 2. Perciò fu interrogato Giovanni a rendere testimonianza alla verità; e avete infatti ascoltato che cosa affermò: Voi siete venuti da Giovanni. Egli era una lampada che arde e risplende e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce 3. Questa lampada fu preparata a loro confusione; infatti, in proposito fu trattato molto tempo prima nei Salmi: Ho preparato una lampada al mio Consacrato. A che mai una lampada per il sole? Coprirò di vergogna i suoi nemici, ma su di lui fiorirà la mia santità 4. Ora appunto di qui, in un certo passo, rimasero confusi a motivo dello stesso Giovanni quando dei Giudei si rivolsero al Signore: Con quale autorità fai queste cose? Rispondi a noi. Ad essi replicò: Ditemi anche voi: il battesimo di Giovanni viene dal cielo o dagli uomini? Ascoltarono e restarono muti. Cominciarono presto infatti a consultarsi tra loro: Se avremo detto: dagli uomini, il popolo ci lapiderà,perché considerano Giovanni un profeta. Se avremo detto: dal cielo, ci dirà: Perché allora non gli avete creduto? Giovanni infatti rese testimonianza a Cristo. Trovandosi interiormente alle strette a causa delle questioni da loro stessi suscitate e incappati nei lacci che avevano teso, risposero: Non sappiamo. Quale altra poteva essere la parola delle tenebre? Certo è rettitudine da parte dell’uomo dire: ” Non so ” quando non sa. Al contrario, quando sa e dice: ” Non so “, è testimone contro di sé. Conoscevano assai bene la superiorità di Giovanni, come pure che il suo battesimo veniva dal cielo; ma non volevano dare soddisfazione a colui al quale era riferita la testimonianza di Giovanni. Ma appena dissero: Non sappiamo, replicò loro Gesù: Neppure io vi dirò con quale autorità faccio queste cose 5. Ne subirono confusione e si adempì: Ho preparato una lampada al mio Consacrato; coprirò di vergogna i suoi nemici.
Nei martiri Cristo rende testimonianza a se stesso.

2. 3. I martiri non sono forse i testimoni di Cristo e coloro che rendono testimonianza alla verità? Eppure, se riflettiamo con maggiore diligenza, allora che quei martiri rendano testimonianza, è egli stesso a rendersi testimonianza. Infatti egli è appunto presente nei martiri perché possano rendere testimonianza alla verità. Ascolta uno dei martiri, lo stesso apostolo Paolo: Cercate ancora una prova che Cristo parla in me? 6 Perciò, in quanto Giovanni rende testimonianza, Cristo che dimora in Giovanni, si rende testimonianza. Renda pure testimonianza Pietro, la renda Paolo, la rendano gli altri Apostoli, la renda Stefano, è sempre Cristo che dimora in tutti costoro a rendere testimonianza a se stesso. Egli, infatti, senza di loro, è Dio; quelli, senza di lui, chi sono?
L’amore è donato per mezzo dello Spirito Santo.

2. 4. Del Cristo è stato detto: E’ salito in alto, ha condotto prigionieri, ha fatto doni agli uomini 7. Che vuol dire: ha condotto prigionieri? Che ha vinto la morte. Che vuol dire: ha condotto prigionieri? Che il diavolo ha procurato la morte e il diavolo stesso è stato fatto prigioniero dalla morte di Cristo. E’ salito in alto. Che conosciamo di più alto del cielo? E infatti è salito al cielo manifestamente alla presenza dei suoi discepoli 8. Questo sappiamo, questo crediamo, questo dichiariamo. Ha fatto doni agli uomini. Quali doni? Lo Spirito Santo. Chi dà un tale dono, di che natura è in persona? Grande infatti è la misericordia di Dio; dà un dono uguale a se stesso, perché il dono di lui è lo Spirito Santo, e tutta la Trinità, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio. Che ci dà lo Spirito Santo? Ascolta l’Apostolo: L’amore di Dio – dice – è stato riversato nei nostri cuori. Da che ti viene, o mendicante, che l’amore di Dio è stato riversato nel cuore dell’uomo? Noi abbiamo – dice – un tale tesoro in vasi di creta. Perché in vasi di creta? Perché risulti che la straordinaria forza della virtù venga da Dio 9. Infine, dopo aver detto: L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori, ad evitare che ognuno ritenesse di avere da sé il mezzo per il quale ama Dio, ha subito aggiunto: per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato 10. Quindi, perché tu possa amare Dio, Dio dimori in te e si ami del tuo, cioè ti dia slancio, ti infiammi, ti illumini, ti sollevi al suo amore.
La lotta tra lo spirito e la carne. L’anima sia soggetta a Dio, la carne allo spirito.

3. 5. Durante la vita nel corpo è infatti in atto una lotta: per tutto il tempo che siamo in vita, affrontiamo una lotta; finché dura la lotta, siamo in pericolo, ma in tutto questo siamo vincitori in virtù di colui che ci ha amati 11. Quale sia la nostra lotta lo avete ascoltato ora, durante la lettura dell’Apostolo: Tutta la legge – dice – trova la sua pienezza in un solo precetto, in quello che sta a dire: Amerai il prossimo tuo come te stesso 12. Vedi prima se già sai amare te stesso; poi ti affido il prossimo che devi amare come te stesso. Ma se non sai ancora amare te stesso, ho timore che tu non tragga in inganno il tuo prossimo come è stato di te. Se preferisci l’ingiustizia, evidentemente non ami te stesso. Lo attesta il Salmo: Ma chi ama l’ingiustizia odia l’anima sua 13. Ma se hai odiato l’anima tua ed ami la tua carne, questa risorgerà, ma per subire tormenti insieme all’anima tua. Quindi, prima bisogna amare l’anima, che dev’essere obbediente a Dio, in modo tale che l’obbedienza osservi l’ordine proprio: l’anima sottomessa a Dio, la carne all’anima. Vuoi che la tua carne sia sottomessa all’anima tua? L’anima tua sia sottomessa a Dio. Devi lasciarti governare perché tu possa governare. Infatti questa lotta è talmente pericolosa che, venendo meno il governo del reggitore, ecco tener dietro la rovina.
Le parole di Paolo sulla lotta tra la carne e lo spirito.

4. 6. Di che lotta si tratta? Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate di non distruggervi del tutto gli uni e gli altri. Vi dico dunque: Camminate secondo lo Spirito. Ripeto le parole dell’Apostolo, ora proclamate da una Lettera di lui: Vi dico dunque: Camminate secondo lo Spirito e i desideri della carne non sarete portati a soddisfarli. Vi dico dunque: Camminate secondo lo Spirito e i desideri della carne…, non disse: ” non li potrete avere “, e neppure questo disse: ” non li potrete presentire “. Ora, come mi sarà possibile, con l’aiuto di Dio, dirò quale ne sia il senso; fate attenzione per rendervi conto se camminate secondo lo Spirito. Vi dico dunque: Camminate secondo lo Spirito e i desideri della carne non sarete portati a soddisfarli. Si vada avanti: può darsi che qualcosa – come potrebbe essere ciò che qui è oscuro – sia possibile trovarlo più facilmente intellegibile senza le parole dell’Apostolo che seguono. Ho affermato infatti che non senza ragione l’Apostolo ha evitato di asserire: ” non potrete avere desideri della carne “; e neppure ha voluto dire questo: ” non potrete presentire i desideri della carne “, ma ha detto: i desideri della carne non sarete portati a soddisfarli. Ci ha posto innanzi proprio il combattimento. Ci troviamo in questa battaglia se siamo al servizio di Dio. La carne infatti ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda sicché voi non fate quello che vorreste 14. Nel caso non venga rettamente inteso, questo dire si ascolta con gravissimo rischio. Perciò, nell’ansia d’impedire la rovina degli uomini a causa di un’errata interpretazione, ho preso la decisione di chiarire alla Carità vostra, con l’aiuto del Signore, queste parole dell’Apostolo. Abbiamo tempo, abbiamo iniziato di buon mattino e non è vicina l’ora del pranzo: in questo giorno, sabato, sono soliti convenire soprattutto quelli che hanno fame della parola di Dio. Ascoltate con attenzione; da parte mia parlerò con tutto l’impegno che mi sarà possibile.
Errata interpretazione dell’insegnamento dell’Apostolo. E’ compito del pastore spiegare i passi difficili della Scrittura.

5. 7. Che è dunque questo che ho voluto dire: ” Si ascolta con rischio se non è interpretato rettamente “? Molti, sopraffatti da desideri carnali e riprovevoli, commettono ogni sorta di delitti e azioni infamanti, e si voltolano nelle peggiori immondezze, tanto che persino il parlarne è turpiloquio; anzi, stanno a ripetersi queste parole dell’Apostolo. Vedi che cosa ha detto l’Apostolo: Sicché voi non fate quello che vorreste. Non voglio farlo, vi sono forzato, vi sono ridotto, sono sopraffatto, faccio quello che non voglio 15, come afferma l’Apostolo: Perché la carne ha desideri contrari allo spirito e lo spirito contrari alla carne, sicché voi non fate quello che vorreste 16. Voi notate con quanto pericolo si ascolta quando non si comprende. Voi vedete in qual modo riguardi il dovere del pastore far scaturire le sorgenti nascoste e servire alle pecore assetate acqua pura, innocua.
Il combattimento interiore va condotto in modo che lo spirito non sia sopraffatto dalla carne.

5. 8. Quando combatti, abbi la ferma intenzione di non essere vinto. Vedete quale guerra ha posto innanzi, quale battaglia, quale contesa, interiormente, dentro te stesso. La carne ha desideri contrari allo spirito. Se, da parte sua, lo spirito non ha desideri contrari alla carne, fa’ conto di commettere adulterio. Se, invece, lo spirito ha desideri contrari alla carne, ecco la lotta, non vedo il vinto, ma il combattimento. La carne ha desideri contrari allo spirito: l’adulterio è invitante. Riconosco che procura piacere. Lo spirito, però, ha desideri contrari alla carne 17; anche la castità ha le sue delizie. Sia dunque lo spirito ad essere superiore alla carne, o almeno non si lasci vincere dalla carne. L’adulterio ricerca le tenebre, la castità desidera la luce. Come vuoi farti conoscere, così vivi anche lontano dalla vista degli uomini, poiché colui che ti ha creato, ti vede anche nelle tenebre. Per quale ragione la castità è lodata pubblicamente dagli uomini? Perché neppure gli adùlteri lodano l’adulterio? Di conseguenza, chi ricerca la verità, viene alla luce 18.

6. 8. Ma l’adulterio procura piacere. Ci si opponga, gli si faccia resistenza, lo si contrasti. Non è infatti che tu non abbia mezzi di lotta. Il tuo Dio dimora in te, ti è stato donato lo Spirito del bene. Nondimeno si permette che la carne abbia appunto desideri contrari allo spirito per via di suggestioni perverse e di veri diletti. Sia realizzato ciò che vuole l’Apostolo: Non regni il peccato nel vostro corpo mortale 19. Non ha detto: ” Non vi sia peccato “. Vi è già. Quello perciò si chiama peccato in quanto è toccato come frutto del peccato. Infatti, nel paradiso [terrestre] la carne non aveva desideri contrari allo spirito, o, in altri termini, non si combatteva tale lotta là ove si trovava unicamente la pace. Passato, però, dalla parte dell’avversario, da quando non volle essere soggetto a Dio, l’uomo venne infatti lasciato a se stesso; un potere che non fu tale da permettergli di avere almeno il dominio di sé, ma restò posseduto da chi lo aveva ingannato; la carne cominciò ad avere desideri contrari allo spirito. Perciò è nei buoni che la carne ha desideri contrari allo spirito; nei cattivi, infatti, non ha con chi contrastare. Naturalmente ha desideri contrari allo spirito là dove è presente lo Spirito.
Combattere contro i desideri della carne è dono dello Spirito Santo in noi. Opera bene chi è mosso dal bene.

6. 9. Quanto infatti afferma: La carne ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne 20, non pensare riguardi soltanto lo spirito dell’uomo. E’ lo Spirito di Dio a combattere in te contro di te, contro quello che in te è contro di te. Non hai voluto restare unito al Signore, sei caduto, sei infranto; sei ridotto in pezzi come avviene di un vaso che cade a terra dalla mano dell’uomo. E dal momento che sei diviso, sei perciò l’avversario di te stesso, quindi sei contro te stesso. Niente in te sia contro di te, e resterai integro.

7. 9. Infatti, perché tu sappia che tale compito spetta allo Spirito Santo, in un altro passo dice l’Apostolo: Se, infatti, avrete vissuto secondo la carne, voi morirete; se, invece, con l’aiuto dello Spirito, avrete fatto morire le opere della carne, vivrete 21. A queste parole già si esaltava l’uomo, quasi che con il proprio spirito gli sia possibile far morire le opere della carne. Se, infatti, avrete vissuto secondo la carne, voi morirete; se, invece, con l’aiuto dello Spirito avrete fatto morire le opere della carne, vivrete. Dimostraci, o Apostolo, di quale spirito si tratta. Anche l’uomo, infatti, ha uno spirito confacente alla propria natura, per la quale è uomo. L’uomo consta appunto di corpo e di spirito. E proprio a riguardo dello spirito dell’uomo è stato detto: Nessuno conosce l’intimo dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui22. Io noto quindi che anche l’uomo ha un suo spirito confacente alla propria natura e da te sento dire: Se, invece, avrete fatto morire le opere della carne, vivrete. Desidero sapere con quale spirito; con il mio, oppure con lo Spirito di Dio? Ascolto, infatti, le tue parole, e tuttora, a causa dell’ambiguità del senso, sono assai perplesso. Poiché, quando si parla dello spriito, ora si tratta dello spirito dell’uomo, ora si tratta dello spirito dell’animale; come è stato scritto che, a causa del diluvio, perì ogni carne che aveva in sé spirito di vita 23. Inoltre, per questo, è detto spirito sia quello dell’animale, sia quello dell’uomo. Talvolta anche il vento è detto spirito, come si trova nel Salmo: Fuoco, grandine, neve, ghiaccio, spirito di bufera 24. Usandosi dunque sotto molti rapporti il termine spirito, a quale spirito ti sei riferito, o Apostolo, che debba far morire le opere della carne? Al mio, oppure a quello di Dio? Ascolta ciò che segue, e vedi di intendere; si è sollevata una questione a causa delle parole che seguono. Avendo detto infatti: Se, invece, con l’aiuto dello Spirito, avrete fatto morire le opere della carne, vivrete, subito soggiunse: Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio 25. Tu operi se ti lasci guidare; ed operi rettamente se ti lasci guidare dallo Spirito buono. Pertanto, da ciò che ti ha detto: Se con l’aiuto dello Spirito, avrete fatto morire le opere della carne, ti risultava imprecisato di quale spirito si trattasse, ma, quanto alle parole che vengono dopo, apri la tua intelligenza al Maestro, riconosci il Redentore. In realtà egli, il Redentore, ti ha dato lo Spirito per il quale tu possa far morire le opere della carne. Tutti quelli, infatti, che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. Non sono figli di Dio se non sono guidati dallo Spirito di Dio. Se, invece, sono guidati dallo Spirito di Dio, combattono, perché hanno un potente sostenitore. Infatti, mentre lottiamo, Dio non sta a guardarci come il popolo guarda i gladiatori. Il popolo può mostrare la sua preferenza verso un gladiatore, non lo può aiutare se corre pericolo.
Come può essere che in ciò i santi non facciano quello che vogliono.

8. 10. Così, dunque, anche in questo caso la carne ha desideri contrari allo spirito, e lo spirito ha desideri contrari alla carne. E che significa: Così che non fate quello che vorreste? A questo punto, infatti, c’è il pericolo che qualcuno fraintenda. Intervenga ora il servizio di un interprete quale che sia. Così che voi non fate quello che vorreste 26. Fate attenzione tutti voi, santi impegnati nella lotta. Mi rivolgo a quelli che stanno combattendo. Quanti combattono capiscono: non giunge a comprendermi chi non combatte. Giacché, riguardo a chi lotta, non dico mi capisce, ma mi previene. Che vuole l’uomo casto? Che non insorga nelle proprie membra un desiderio contrario alla castità. Vuole la pace, ma non la possiede ancora. In realtà, quando si sarà giunti là dove non può affatto insorgere un desiderio da combattere, non ci sarà alcun nemico con il quale dobbiamo lottare; neppure c’è da attendersi, là, una vittoria, perché si trionfa del nemico già vinto. Sta’ a sentire proprio la vittoria dalle parole dello stesso Apostolo: E’ necessario che questo corpo corruttibile si rivesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità, allora si compirà la parola che è stata scritta: La morte è stata ingoiata per la vittoria. Ascolta le voci di trionfo dei vincitori: Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? 27 Hai percosso, hai ferito, hai fatto cedere; ma è stato ferito per me colui che mi ha formato. O morte, o morte! E’ stato ferito per me colui che mi ha formato, e con la sua morte ha riportato vittoria su di te. E allora i vincitori diranno: Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?
L’uomo non vuole i desideri della carne, neppure fa ciò che vuole.

9. 11. Ora, invece, quando la carne ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne, lotta in noi la morte; non facciamo ciò che vogliamo. Per quale ragione? Perché non vogliamo avere affatto desideri carnali, ma non ci è possibile. Vogliamo o no, li abbiamo; vogliamo o no, seducono, lusingano, sollecitano, corrompono, vogliono imporsi. Finché la carne ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne, sono repressi, non sono ancora spenti. E questo anche dopo che l’uomo sarà morto? Nient’affatto. Se deponi la carne, come puoi portare con te i desideri della carne? Ma sarai ammesso al riposo se avrai condotto bene la lotta. Tale riposo vale la tua corona, non la tua condanna, per poi essere condotto al regno. Di conseguenza, fratelli, è così per tutto il tempo che si vive quaggiù; è così anche per noi che siamo invecchiati in tale lotta; certamente i nemici che abbiamo noi sono meno aggressivi, pur tuttavia ne abbiamo. Ormai, anche per il lungo durare, i nostri nemici in certo qual modo hanno logorato le forze, ma nondimeno, anche se fiacchi, non cessano di turbare nei modi più diversi la pace della vecchiaia. Il combattimento dei giovani è più aspro: lo conosciamo, ci siamo passati per esso. La carne infatti ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne, così che voi non fate quello che vorreste 28. Cosa cercate proprio voi, o santi, o intrepidi lottatori, o forti soldati di Cristo? Che volete? Che non esistano assolutamente i desideri cattivi, ma non potete. Non datevi tregua nel combattimento, sperate nella vittoria. E’ infatti il tempo presente quello in cui si combatte. La carne infatti ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne, così che voi non fate quello che vorreste, cioè che non vi siano affatto i desideri della carne.
Si deve lottare perché il peccato non regni. Le nostre armi. Il potere che ci è stato dato.

10. 12. Fate, però, tutto ciò che potete, ed è ciò che lo stesso Apostolo ha affermato in un altro passo che avevo già iniziato a ripresentare: Non regni il peccato nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. Ecco ciò che non voglio; vengono su desideri cattivi: tu, però, non li assecondare. Armati, fornisciti, premunisciti degli strumenti propri del combattimento. Le tue armi sono i comandamenti di Dio. Se mi ascolti con interesse, ti trovi provveduto anche da ciò di cui ti parlo. Non regni – dice – il peccato nel vostro corpo mortale. Finchè siete gravati di un corpo mortale, il peccato lotta contro di voi: ma non regni. Che vuol dire: non regni? Non giunga ad assoggettarvi ai suoi desideri. Se avrete cominciato ad assecondarli, regna. E che vuol essere: assecondare, se non: offrire le vostre membra come strumenti d’ingiustizia al peccato 29? Niente che abbia più efficace rispondenza della deduzione di questo Maestro. Che vuoi che io ti spieghi di più? Metti in pratica ciò che hai ascoltato. Non sottomettere le tue membra, quali strumenti d’ingiustizia, al peccato. Mediante il suo Spirito, Dio ti ha dato il potere di essere padrone delle tue membra. Viene su la sensualità? Frena le tue membra. Che potrà fare quella che si è levata? Da parte tua reprimi le tue membra; non sottomettere le tue membra, quali strumenti d’ingiustizia, al peccato; non armare contro di te il tuo nemico. Tieni ben fermi i piedi perché non vadano verso l’illecito. La sensualità si è levata, tu tieni a freno le membra. Trattieni la mano dal commettere ogni azione cattiva; abbi il controllo dei tuoi occhi perché non sia deviante la loro attenzione; custodisci gli orecchi perché non prestino volentieri ascolto a discorsi sensuali; raffrena l’intero corpo: i fianchi, il capo, i piedi. E la sensualità come reagisce? E’ possibile che venga su, non riesce ad imporsi. Insorgendo costantemente senza successo, si abitua anche a non affacciarsi.
In che consiste il soddisfare i desideri della carne.

11. 13. Torniamo dunque alle parole dell’Apostolo che aveva presentato come difficili e vedremo come sono ormai comprensibili. Infatti, vi avevo posto innanzi questo: l’Apostolo non ha detto: ” Camminate secondo lo Spirito e non avrete i desideri della carne “, perché è necessario averne. Per quale ragione non ha detto: ” Non avvertirete i desideri della carne “? Perché li avvertiamo; difatti c’è, in noi, l’impulso a soddisfarli. Tale impulso è lo stesso che desiderare. Ma l’Apostolo afferma: Ora non sono io a farlo, ma il peccato che abita in me 30. Pertanto, da che ti devi guardare? Senza dubbio dal soddisfare. E’ sorta una passione riprovevole, si è levata, ha provocato: non vi si badi. Arde, non si contiene, mentre tu vorresti che non ardesse. E dov’è: Così che voi non fate quello che vorreste? Da parte tua non cedere le membra. Arda senza esito e si consumi. Di conseguenza, è in te che nascono appunto i desideri carnali. Bisogna riconoscerlo: nascono. Perciò ha detto: Non sarete portati a soddisfare… Non siano, però, soddisfatti. Se hai deciso di seguire l’impulso, hai soddisfatto. Hai soddisfatto in realtà, se decidi di commettere adulterio e se non lo consumi dipende dal fatto che non si è trovato il luogo, o che non si è data l’opportunità, o nel caso sia casta lei per la quale sembra che tu sia preso da turbamento morboso. Ecco, ora quella è casta, mentre tu sei adultero. Perché? Perché hai deciso di soddisfare gli impulsi carnali. Com’è che li hai soddisfatti? Interiormente hai preso la determinazione di commettere adulterio. Ora, Dio non voglia, nel caso ci sia stato il concorso delle membra, sei precipitato nella morte.
I tre morti risuscitati da Cristo sono figura di tre categorie di peccatori.

12. 14. Cristo risuscitò nella casa la figlia morta di un capo della Sinagoga 31. Era in casa, non era stata portata ancora al sepolcro. Così è dell’uomo che ha stabilito in cuor suo di commettere un atto turpe: è morto, ma giace dentro. Se, invece, sarà giunto fino a coinvolgere il corpo, è portato al sepolcro. Ma il Signore ha risuscitato anche il figlio giovanetto di una vedova quando, già morto, veniva trasportato fuori la porta della città. Allora, in riferimento, voglio dire una cosa: tu hai in animo di giungere a peccare; se recedi dal tuo proposito, riceverai salvezza prima di attuarlo. Infatti, ti sarai pentito interiormente per aver concepito un’azione cattiva e scellerata e turpe, dentro di te, là dove giacevi morto, così, dentro, sei risuscitato. Se, invece, sei giunto ad effettuare il tuo proposito, sei già portato al sepolcro; hai però colui che ti può dire: Giovane, dico a te, àlzati! 32 Anche se hai commesso il peccato, pèntiti, torna indietro immediatamente, non giungere fino al sepolcro. Ed eccomi, però, il terzo morto, il quale è stato trasportato al sepolcro. Ha ormai su di sé il peso dell’abitudine peccaminosa, lo schiaccia gravemente una massa di terra. A lungo, infatti, si è dato a commettere azioni infamanti ed è sotto l’oppressione degli eccessi del suo abituale comportamento. Anche a lui ha gridato Cristo: Lazzaro, vieni fuori! L’uomo di abitudine viziosissima, è ormai fetente. A ragione là Cristo gridò e non soltanto gridò, ma gridò a gran voce 33. Infatti, al grido di Cristo, anche tali peccatori, sebbene morti, sebbene sepolti, sebbene in putrefazione, risorgeranno tuttavia anch’essi; sì, risorgeranno. In realtà non si deve disperare di alcun morto alla grazia sotto un tale ridonatore di vita. Rivolti al Signore…

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