LA CASTITA’ SECONDO PIO XII – MENTI NOSTRAE

LA CASTITA’ SECONDO PIO XII – MENTI NOSTRAE

Di seguito riportiamo alcuni estratti dell’Esortazione Apostolica di Pio XII, Menti Nostrae, riguardanti il tema della castità.

L’intero documento è consultabile presso il sito del Vaticano

–> Menti Nostrae

N.B. Le parti in grassetto (titoli esclusi) non fanno parte del testo originale né hanno riferimento alle opinioni dell’autore del brano, ma sonocommenti e sottolineature grafiche della Redazione di questo web.

Pio XII

Esortazione Apostolica

Menti Nostrae

(…)

Rinunce del celibato

Il Sacerdote ha come campo della propria attività tutto ciò che si riferisce alla vita soprannaturale, ed è organo di comunicazione e di incremento della stessa vita nel Corpo Mistico di Cristo. Perciò è necessario che egli rinunci a ” tutto ciò che è del mondo “, per curare solamente ciò ” che è del Signore ” (1 Cor 7,32.33). Ed è appunto perché egli deve essere libero dalle preoccupazioni del mondo per dedicarsi tutto al divino servizio, che la Chiesa ha stabilito la legge del celibato, affinché fosse sempre più manifesto a tutti che il Sacerdote è Ministro di Dio e padre delle anime. Con la legge del celibato, il Sacerdote, piuttosto che perdere il dono e l’ufficio della paternità, lo accresce all’infinito, giacché se non genera una figliolanza a questa vita terrena e caduca, la genera a quella celeste ed eterna.

Quanto più rifulge la castità sacerdotale, tanto più il Sacerdote diventa insieme con Cristo ” ostia pura, ostia santa, ostia immacolata “.

Per custodire integerrima, quale tesoro inestimabile, la purezza sacerdotale, è necessario attenersi fedelmente a quella esortazione del Principe degli Apostoli, che ogni giorno ripetiamo nel divino officio: ” Siate sobrii, e vigilate ” (1 Pt 5,8).

Vigilanza e preghiera, custodi della castità

Sì, vigilate, diletti figli, poiché la castità sacerdotale è esposta a molti pericoli, sia per la dissolutezza dei costumi, sia per gli allettamenti del vizio che sono così frequenti ed insidiosi, sia infine per quella eccessiva libertà che s’introduce sempre più nei rapporti tra i due sessi e che tenta di penetrare anche nell’esercizio del sacro ministero. ” Vigilate e pregate ” (Mc 14,38), memori che le vostre mani toccano le cose più sante, e che voi siete consacrati a Dio ed a lui solo dovete servire. L’abito stesso che portate vi ammonisce che non dovete vivere al mondo, ma a Dio. Adoperatevi dunque con ardore e con alacrità, confidando nella protezione della Vergine Madre di Dio, per conservarvi sempre ” nitidi, mondi, puri, casti, come si conviene a Ministri di Cristo ed a dispensatori dei misteri di Dio “.

Evitare le familiarità

A tal proposito vi rivolgiamo una particolare esortazione perché nel dirigere le associazioni ed i sodalizi femminili, vi mostriate come si addice a Sacerdoti; evitate ogni familiarità; quando è necessario che diate la vostra opera, datela come sacri Ministri. Nel dirigere poi queste associazioni, la vostra parte si limiti a quanto richiesto dal sacro ministero.

(…)

Monito di San Pier Crisologo

Il Sacerdote deve dunque studiarsi di riprodurre nella sua anima tutto ciò che avviene sull’Altare. Come Gesù Cristo immola se stesso, così il suo Ministro deve immolarsi con Lui; come Gesù espia i peccati degli uomini, così egli, seguendo l’arduo cammino dell’ascetica cristiana, deve pervenire alla propria ed altrui purificazione. Così ammo- nisce San Pier Crisologo: ” Sii sacrificio e Sacerdote di Dio; non perdere quel che ti diede la Divina Autorità. Rivestiti della stola della santità; cingiti della cintura della castità; sia Cristo, velo sulla tua testa; stia la Croce a baluardo sulla tua fronte; apponi al tuo petto il sacramento della scienza divina; brucia sempre il profumo della orazione; afferra la spada dello spirito; fa’ del tuo cuore come un altare ed offri così sicuro il tuo corpo vittima a Dio… Offri la fede, in modo che sia punita la perfidia; immola il digiuno, perché cessi la voracità; offri in sacrificio la castità, perché muoia la libidine; poni sull’Altare la pietà, perché sia deposta l’empietà; invita la misericordia, perché sia distrutta l’avarizia; e perché scompaia la stoltezza, conviene immolare la santità: così il tuo corpo sarà la sua ostia, se non sarà ferito da alcun dardo del peccato”.

(…)

La castità sia saldamente posseduta e lungamente provata

Sia usata inoltre ogni diligenza e sollecitudine affinché i Seminaristi apprezzino, amino e custodiscano la castità, perché la scelta dello stato sacerdotale e la perseveranza in esso dipendono in gran parte da tale virtù. Questa, essendo esposta a maggiori pericoli, deve essere saldamente posseduta e lungamente provata. Si illuminino dunque i Seminaristi sulla natura del celibato ecclesiastico, della castità che essi devono osservare, e sugli obblighi che ciò comporta, e si istruiscano poi circa i pericoli ai quali possono andare incontro. Si ammoniscano di premunirsi contro di essi fin dalla tenera età, ricorrendo fedelmente ai mezzi che offre l’ascetica cristiana per frenare le passioni; perché quanto più fermo ed efficace sarà il dominio di esse, tanto più l’anima potrà progredire nelle altre virtù e tanto più sicura sarà poi l’azione del loro ministero sacerdotale. Qualora poi i giovani leviti mostrino a questo riguardo delle tendenze malsane, e dopo la debita prova si mostrino incorreggibili, è assolutamente necessario dimetterli dal Seminario almeno prima che accedano agli Ordini Sacri.

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