IL PADRE, O CIO’ CHE NE RESTA

IL PADRE, O CIO’ CHE NE RESTA

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“Ciò che irrompe oggigiorno nei discorsi, nei dibattiti, nei talk show, non è il padre, ma la mancanza del padre”. Da tempo io e mie colleghi psicoanalisti ci interroghiamo sulle conseguenze di quello che Jacques Lacan chiamava l’evaporazione del padre: la scomparsa della Legge, il tramonto dell’autorità. Per lui non si tratta di una eclissi temporanea, ma di un fatto ormai avvenuto, strutturale e insuperabile.

Ma di quale “padre” si parla ?

Di sicuro non è il padre-padrone, il padre-Dio, il padre-bussola che ha l’ultima parola sul senso della vita e guida in modo infallibile i propri figli. In Occidente questa figura si è esaurita dopo il trauma virtuoso del ’68. Solo i fondamentalisti cercano di recuperare quella immagine attraverso il Dio folle che comanda la morte dell’infedele riabilitando una rappresentazione padronale della paternità.

Cosa significa “evaporazione del padre”? È una espressione che Lacan usava per spiegare come le contestazioni giovanili del ’68 avessero demolito l’autorità simbolica del padre nella vita della famiglia e in quella della società. La sua previsione era che il vuoto lasciato dal padre venisse colmato dal carattere feticistico delle merci, dall’oggetto di consumo. Era una previsione corretta.

Con quali conseguenze ci si chiede preoccupati ? La funzione del padre in psicoanalisi è quella di testimoniare che la vita umana è attraversata dal limite mentre per il discorso del capitalista tutto è possibile: acquistare, consumare, evitare la morte. In Italia lo sappiamo bene: il ventennio che ci siamo lasciati alle spalle ha visto la degenerazione dell’idea di paternità. Uomini afflitti dalla sindrome di Peter Pan, eterni ragazzi che diventano compagni di gioco dei figli, padri ridotti a pupazzi…

Dobbiamo quini avere nostalgia della stagione precedente? No. Dobbiamo distinguere il ritorno nostalgico del padre-padrone, la cui espressione più drammatica sono i fondamentalismi di vario genere, dalla giusta esigenza che la vita ha di liberarsi dai padri. Ma il lutto del padre è complicato, non si può solo rifiutare il padre. L’odio verso i padri ostacola la vita dei figli, non libera affatto dalla sua ombra. Per liberarsi dal padre bisogna riconoscere il suo valore.

Nei libri e nei film sembra che i padri vengano convocati dai figli per un dialogo, una resa dei conti, un’alleanza. Che cosa si sta evocando? Quello che resta del padre nel tempo della sua evaporazione non è il padre-padrone e nemmeno il padre-perverso, ma il padre- testimone. I figli hanno bisogno di testimoni che dicano loro non qual è il senso dell’esistenza, bensì che mostrino attraverso la loro vita che l’esistenza può avere un senso. Un esempio è Papa Francesco: a differenza dei suoi predecessori non rappresenta il padre glorioso simbolo di Dio in terra o l’infallibilità della dottrina, ma è un padre che non teme la sua povertà.

Spesso mi viene chiesto : Il concetto di paternità quanto ha a che fare con la biologia?

Generare un figlio non è essere un padre, ma accogliere la responsabilità che la nascita di un figlio comporta. Nel dibattito pubblico questo concetto viene spesso dimenticato.

La scomparsa del padre e soprattutto la scomparsa delle responsabilità che ciò comporta hanno conseguenze sociali gravi: basti pensare, parafrasando, a Sodoma e Gomorra, o quello che ha dipinto Goya ne “il sonno della ragione genera mostri”: ad esempio dopo la scelta di Nichi Vendola e del suo compagno di “diventare genitori,” così come la nuova via della scienza verso la maternità surrogata. Da una parte c’era una coppia omosessuale che aveva deciso di avere un figlio, dall’altra la scelta di aver seminato figli nel mondo senza mai occuparsene. Da un lato una paternità biologica senza responsabilità etica, dall’altra una paternità extra biologica fondata su una responsabilità etica.

Quindi la strada intrapresa non è una presa di coscienza sul valore e sulla responsabilità dell’essere padre, ma invece si è pensato bene di aggirare il problema con nuove pericolose vie. La scomparsa del padre ha tra le sue conseguenze la nascita di una inedita figura di figlio che richiama fortemente quello che viene chiamato come “Il complesso di Telemaco” : Il tempo dei nostri figli è il tempo di Telemaco che non è solo una figura della nostalgia. Telemaco è il figlio giusto che ha il coraggio di mettersi in moto, di compiere il proprio viaggio. È il viaggio del figlio che rende possibile il ritorno di Ulisse. Per questo ho ribattezzato la generazione di oggi, “generazione Telemaco”. Se i padri non hanno lasciato il niente ai figli, tocca ai figli fare il viaggio, diventare eredi, interpretare in modo nuovo quello che hanno ricevuto. Anche se non hanno ricevuto Regni ma solo debiti! Da questo punto di vista possiamo dire che nelle nuove narrazioni irrompe anche e soprattutto una nuova figura di figlio.

Dott. Marco Canova,

psicoterapeuta e psicoanalista

marco.canova@outlook.com

cellulare: 339/7898164

Bologna

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